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	<title>Ass. Turistica Proloco - Pace del Mela</title>
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	<description>Per la promozione e la valorizzazione turistica del territorio e della tipicità</description>
	<pubDate>Fri, 04 May 2012 11:14:30 +0000</pubDate>
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		<title>Buona Pasqua</title>
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		<pubDate>Sat, 07 Apr 2012 10:06:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[	

	Il Presidente Francesco Leone, insieme al C.d.A. e l&#8217;Assemblea
Vi augurano 
&#8220;Una Felice Pasqua&#8221;


 ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><div align="center"><img src="http://www.prolocopace.it/public/pasqua.jpg" width="400" height="350"/></p>

	<p><strong>Il Presidente Francesco Leone, insieme al C.d.A. e l&#8217;Assemblea<br />
Vi augurano </strong><br />
<strong>&#8220;Una Felice Pasqua&#8221;<br />
</strong><div align="/"></div><br />
</div></p>
 ]]></content:encoded>
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		<title>Buon Compleanno Peppino</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Mar 2012 09:03:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[	

Il Presidente Francesco Leone,
il Segretario Adriano Schepis, il Consiglio di Amministrazione, e tutti i soci dell&#8217;Associazione Turistica Pro Loco di Pace del Mela,
Augurano all&#8217;amico Peppino Lucchesi tanti Auguri ed altri 100 di questi giorni


 ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img src="http://www.quadernidelvaldemone.it/news/images/stories/876b_19112010.jpg" alt="Peppino Lucchesi" /><br />
<div align="center"><br />
<strong>Il Presidente Francesco Leone,<br />
il Segretario Adriano Schepis, il Consiglio di Amministrazione, e tutti i soci dell&#8217;Associazione Turistica Pro Loco di Pace del Mela,<br />
Augurano all&#8217;amico Peppino Lucchesi tanti Auguri ed altri 100 di questi giorni<br />
</strong></div></p>

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		<title>Il Comitato Cittadini Pacesi per la Vita chiede le dimissioni dell’Assessore all’Ambiente Carlo De Gaetano  perché in conflitto di interessi con la questione Terna</title>
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		<pubDate>Fri, 16 Mar 2012 11:58:15 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Misc]]></category>

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		<description><![CDATA[	

	Il Comitato Cittadini Pacesi per la Vita chiede all&#8217;Assessore Carlo De Gaetano di rasse-gnare le proprie dimissioni visto che &#232; stato nominato Assessore all&#8217;Ambiente il 30 giu-gno 2008 e, guarda caso, in data 01 luglio 2008 gli viene rilasciata una concessione edi-lizia  per la costruzione di un fabbricato proprio nel corridoio interessato al passaggio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img src="http://images.corrieredelmezzogiorno.corriereobjects.it/campania/fotogallery/sicilia/2012/03/eletrodotto/img_eletrodotto/l%27assessore_all%27ambiente_del_comune_di_Pace_del_Mela_672-458_resize.jpg" alt="Carlo De Gaetano" /></p>

	<p>Il Comitato Cittadini Pacesi per la Vita chiede all&rsquo;Assessore Carlo De Gaetano di rasse-gnare le proprie dimissioni visto che &egrave; stato nominato Assessore all&rsquo;Ambiente il 30 giu-gno 2008 e, guarda caso, in data 01 luglio 2008 gli viene rilasciata una concessione edi-lizia  per la costruzione di un fabbricato proprio nel corridoio interessato al passaggio aereo dell&rsquo;Elettrodotto Terna.<br />
Riteniamo, ovviamente, che l&rsquo;Assessore De Gaetano non sia &ldquo;sereno&rdquo; nell&rsquo;azione di contrasto al progetto dell&rsquo;Elettrodotto che tanta preoccupazione sta creando nella comu-nit&agrave; di Pace del Mela. Il Comitato chiede, insistentemente e per l&rsquo;ennesima volta, che l&rsquo;Amministrazione Comunale, invece di temporeggiare e fare volantini propagandistici, si ponga al fianco dei propri cittadini i quali  non vogliono che il proprio Paese sia ulte-riormente gravato da un&rsquo;altra fonte di inquinamento.<br />
Benvenuto al nuovo Comitato <strong>&ldquo; <span class="caps">ALTA TENSIONE</span>&rdquo; </strong>ma vorremmo capire quali sono gli scopi<br />
Il Comitato ha avuto notizia della costituzione di un nuovo comitato contro l&rsquo;elettrodotto; &ldquo;&egrave; una notizia che ci fa felici&rdquo; dichiara la Presidente Angela Musumeci Bianchetti, perch&eacute; ci saranno nuove forze per lottare contro Terna; preoccupa, per&ograve;, che questo nuovo comitato abbia sede presso l&rsquo;abitazione di un Consigliere Comunale il quale non ci ha mai aiutato nella lotta contro l&rsquo;elettrodotto ma, anzi non votando favore-volmente la delibera per l&rsquo;indizione del Referendum, si &egrave; contrapposto all&rsquo;azione di pro-testa dei cittadini Pacesi nei confronti di Terna, nonostante abiti a 50 metri dall&rsquo;elettrodotto di Passo Vela.</p>

	<p>Il Presidente Angela Musumeci Bianchetti ringrazia il Presidente della Provincia di Messina, Nanni Ricevuto, unitamente a tutti i Consiglieri provinciali i quali hanno di-mostrato realmente la propria contrapposizione a Terna attestando, di fatto, di tutelare la salute dei cittadini.<br />
Pace del Mela, 14 marzo 2012<br />
Comitato Cittadini Pacesi<br />
Per la Vita<br />
Angela Musumeci Bianchetti</p>

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		<title>Pace del Mela, 14 morti di tumore in un anno: «Colpa dell&#8217;elettrodotto»</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Mar 2012 11:58:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Misc]]></category>

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		<description><![CDATA[	
I cittadini combattono una strenua battaglia contro
l&#8217;impianto gi&#224; esistente e quello ancora da costruire

	PACE DEL MELA (MESSINA) &#8211; Quattordici morti per tumore solo nell&#8217;ultimo anno e nove persone tutt&#8217;ora in cura. I malati hanno in comune la residenza nel piccolo rione di Passo Vela a Pace del Mela (Messina), un comune di seimila persone che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img src="http://images.corrieredelmezzogiorno.corriereobjects.it/campania/fotogallery/sicilia/2012/03/eletrodotto/img_eletrodotto/esponenti_comitato_cittadini_accanto_alcuni_striscioni_672-458_resize.jpg" alt="pace del mela"width="450" height="300" /><br />
<strong><em>I cittadini combattono una strenua battaglia contro<br />
l&#8217;impianto gi&agrave; esistente e quello ancora da costruire</em></strong></p>

	<p><span class="caps">PACE DEL MELA </span>(MESSINA) &ndash; Quattordici morti per tumore solo nell&rsquo;ultimo anno e nove persone tutt&rsquo;ora in cura. I malati hanno in comune la residenza nel piccolo rione di Passo Vela a Pace del Mela (Messina), un comune di seimila persone che si trova nella zona tirrenica del messinese. Casi non isolati in paese, dove purtroppo ammalarsi di cancro &egrave; diventata la normalit&agrave;. I residenti hanno formato il &laquo;Comitato cittadini pacesi per la vita&raquo; e lottano perch&eacute; credono che gran parte della responsabilit&agrave; sia dell&rsquo;elettrodotto realizzato accanto alle case. Presto, tra l&rsquo;altro, ne dovrebbe essere realizzato un altro: il &laquo;Sorgente-Rizziconi&raquo; che dalla Calabria, via mare, arriver&agrave; in Sicilia dove passer&agrave; in mezzo a decine di comuni della zona tirrenica di Messina. Il cavo sar&agrave; lungo 105 chilometri, e per Terna aumenter&agrave; l&#8217;efficienza ed eviter&agrave; l&#8217;attuale congestione della rete elettrica. I pali dell&rsquo;elettrodotto saranno pericolosamente vicini soprattutto nei comuni di Pace del Mela e Villafranca Tirrena. I cittadini pretendono che l&rsquo;elettrodotto esistente venga interrato e chiedono la stessa soluzione anche per l&rsquo;altro. Non hanno avuto per&ograve; risposte n&eacute; da Terna, n&eacute; dalle istituzioni. I cittadini chiedono che sia preservata la loro salute e sono stanchi di subire. Hanno appeso alle finestre striscioni e agli alberi nastri neri e teschi per indicare il loro &laquo;lutto&raquo; e pi&ugrave; volte hanno organizzato proteste.</p>

	<p><span class="caps">TROPPI MORTI </span>- Il Presidente del comitato, Angela Musumeci Bianchetti, anche lei in precedenza malata per un tumore fortunatamente benigno, indica le case dove sono morte diverse persone, spiegando: &laquo;Qui l&rsquo;elettrodotto &egrave; stato installato nel 1985, ma gi&agrave; da anni ci abitavano delle persone e nessuno ha chiesto loro cosa pensassero. Accanto alle nostre abitazioni c&rsquo;&egrave; una torre di 380 chilovolt e altre tre di 150 chilovolt. Come se non bastasse, c&rsquo;&egrave; un grande ripetitore di una compagnia telefonica. Non hanno avuto rispetto nemmeno per i morti: l&rsquo;elettrodotto infatti, passa anche dentro il cimitero&raquo;. Il rione di Passo Vella &egrave; stato definito dagli stessi residenti &laquo;il quartiere delle signore con la parrucca&raquo;, perch&eacute; dopo i trattamenti di chemioterapia molte donne sono state costrette a comprarsela. &laquo;Recentemente &ndash; sottolinea ancora Bianchetti &ndash; &egrave; morta una ragazza di appena 24 anni. Qui abbiamo un 6,6 per cento di malati nell&rsquo;ultimo anno, solo in questo quartiere, un percentuale ben al di sopra della media nazionale. Ci sono poi altre zone, come via Dozza, dove si segnalano tanti altri malati. &Egrave; molto sospetto che siano di pi&ugrave; i morti proprio dove l&rsquo;elettrodotto &egrave; vicino alle case. L&rsquo;Asp di Messina ha detto che tutto &egrave; a posto, ma non una vera indagine epidemiologica &egrave; stata mai fatta&raquo;. Tra i residenti c&rsquo;&egrave; Francesco Mendolia, che abita a soli 19 metri dal palo da 380 chilovolt. Gli &egrave; stato riscontrato un tumore alla testa e due alla bocca, tutti benigni. &Egrave; molto preoccupato e ci indica dalla terrazza della sua casa i fili dell&rsquo;elettrodotto che la sovrastano troppo da vicino. &ldquo;Ho presentato diversi ricorsi &#8211; dice &#8211; ma ancora non sono riuscito ad avere giustizia. Chiedo che il palo venga interrato, &egrave; stato piazzato qui nel 1985, prima io vivevo tranquillo. Nel 2001 sono stato male, ora non posso nemmeno andare dal barbiere perch&eacute; mi fa male anche quando mi pettina&raquo;. Abbattuto &egrave; anche Santo Mendolia, un altro cittadino malato di leucemia. Altri due componenti della sua famiglia hanno avuto dei tumori benigni, ma ora sono guariti.</p>

	<p><span class="caps">IL NUOVO ELETTRODOTTO </span>&ndash; A preoccupare i residenti &egrave; anche la costruzione del &lsquo;nuovo&rsquo; elettrodotto. &ldquo;Si &egrave; iniziato a parlarne nel 2005 &ndash; sottolinea Bianchetti &ndash; poi il Comune guidato dal precedente sindaco, Antonio Catalfamo, ha firmato con Terna un protocollo d&rsquo;intesa nel 2007. Ha fatto ci&ograve; nonostante il consiglio comunale fosse contro questa decisione, predisponendo una delibera di giunta. Con la nuova amministrazione le cose non sono cambiate. Non vogliono infatti revocare questa delibera e non rispondono mai alle nostre richieste&raquo;. &ldquo;L&rsquo;amministrazione &ndash; aggiunge Giovanni Mangano, un altro esponente del Comitato di cittadini &ndash; ha fatto solo dei ricorsi legali, uno al Tar del Lazio contro il Ministero dello Sviluppo e un altro contro la Regione. Ma non potranno avere buon fine perch&eacute; hanno gi&agrave; dato il permesso a Terna di realizzare l&rsquo;elettrodotto. Basterebbe invece, che il Comune o la Provincia vista la situazione d&rsquo;allarme che c&rsquo;&egrave; qui per il rischio di inquinamento elettromagnetico, applicassero la legge 267 del 2000, chiedendo a Terna di non realizzare l&rsquo;elettrodotto senza prima applicare le dovute precauzioni per la salute dei cittadini&raquo;. Arrabbiato con l&rsquo;amministrazione &egrave; anche il consigliere comunale di opposizione Salvatore Valore che afferma: &ldquo;Il Comune non ha saputo tutelare la salute e i diritti dei cittadini. Aveva anche gi&agrave; accettato un milione e duecento mila euro come compensazione da Terna per il passaggio dell&rsquo;elettrodotto, ma io e altri consiglieri l&rsquo;abbiamo impedito. Non siamo contro l&rsquo;opera e il progresso, ma visto che &egrave; previsto un passaggio dei fili vicino le case chiediamo che l&rsquo;elettrodotto venga interrato e che i soldi previsti per la compensazione siano investiti per queste modifiche&raquo;.</p>

	<p><span class="caps">REFERENDUM BLOCCATO </span>&ndash; Angela Bianchetti, la pasionaria del gruppo di residenti che lottano per la loro salute, ha chiesto insieme ad altri che fosse fatto un referendum tra i cittadini per esprimere la loro opinione sulla realizzazione dell&rsquo;elettrodotto, ma attualmente &egrave; bloccato al Comune. &laquo;Abbiamo raccolto le firme previste &ndash; sottolinea &#8211; e abbiamo aspettato ma ci sono stati tanti rinvii. Il 29 agosto del 2010 ci siamo accorti che i fondi che aveva stanziato il comune per fare il referendum non erano sufficienti, abbiamo dato loro un ultimatum, facendo anche lo sciopero della fame&raquo;. Il sindaco Giuseppe Sciotto si difende. &laquo;Condividiamo &#8211; dice &#8211; il percorso che sta facendo la Provincia di Messina, portando avanti un tavolo tecnico con Terna. Vogliamo fare i referendum, ma sono state presentate delle osservazioni da parte degli uffici tecnici che ritengono necessario un regolamento e per questo abbiamo anche chiesto un parere anche all&rsquo;assessorato agli enti locali. Abbiamo presentato i ricorsi al Tar del Lazio e alla Regione per chiedere l&rsquo;annullamento dei provvedimenti che hanno dato via la progetto. Abbiamo anche dato l&rsquo;incarico ad un geologo e ad un ingegnere per vedere quali soluzioni attuare con l&rsquo;elettrodotto&raquo;. Anche l&rsquo;assessore comunale all&rsquo;ambiente, il medico Carlo De Gaetano cerca di tranquillizzare i cittadini affermando: &laquo;I rilievi dell&rsquo;Arpa dimostrano che il vecchio elettrodotto non ha superato i valori limite. Io sono medico e vorrei sottolineare che l&rsquo;unico tumore legato con sicurezza ai campi elettromagnetici &egrave; la leucemia, come dimostra un studio a Longarina. Un campo elettromagnetico aumentato diminuisce le capacit&agrave; dell&rsquo;organismo, ma non &egrave; dimostrato che ci sia una correlazione tra questo e altri tumori&raquo;.</p>

	<p><span class="caps">CRITICHE SU DATI SCIENTIFICI </span>- Il comitato di Pace critica anche i dati del&rsquo;Arpa, perch&eacute; secondo loro potrebbero essere falsati dall&rsquo;erogazione pi&ugrave; o meno forte di elettricit&agrave; quando ci sono le misurazioni. E sono in disaccordo anche con l&rsquo;interpretazione dell&#8217;assessore all&#8217;ambiente dei dati scientifici dell&rsquo;Istituto Superiore della Sanit&agrave; sull&#8217;indagine epidemiologica a Logarina. In effetti, leggendo lo studio, sembra evidente che la presenza sul territorio, a meno di cento metri dal centro abitato di livelli particolarmente elevati di inquinamento magnetico, potrebbe causare varie neoplasie e non solo la leucemia. A Longarina, tra l&#8217;altro, c&#8217;&egrave; un elettrodotto di 50-60 chilovolt, mentre a Pace del Mela uno di 380 chilovolt. Anche il comitato &laquo;Cittadini di Villafranca Tirrena&raquo; &egrave; molto combattivo. &laquo;L&rsquo;elettrodotto qui &ndash; dice il presidente, Nino La Rosa &#8211; creer&agrave; problemi soprattutto nella frazione di Serro, con danni paesaggistici, ambientali e per la salute dei cittadini. Il Comune si &egrave; ora schierato con noi e abbiamo presentato un ricorso al Capo dello Stato&raquo;.</p>

	<p>Gianluca Rossellini<br />
07 marzo 2012<br />
<strong><em>Fonte: <a href="http://corrieredelmezzogiorno.corriere.it/lecce/notizie/cronaca/2012/7-marzo-2012/pace-mela-14-morti-tumorein-anno-colpa-elettrodotto-2003581261153.shtml">corrieredelmezzoggiono.it</a></em></strong></p>
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		<title>Elettrodotto, altolà della Provincia. Chiesta la verifica degli atti posti in essere, sì al referendum e nuova conferenza dei servizi</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Feb 2012 10:59:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[	
Netta opposizione della Provincia nei confronti dell&#8217;elettrodotto Sorgente-Rizziconi. La volont&#224; espressa da Terna di insistere sul progetto cos&#236; come approvato da apposito decreto, ha generato la reazione del presidente Nanni Ricevuto e del Consiglio. Che ha approvato ieri una mozione, votata all&#8217;unanimit&#224; dai 21 consiglieri presenti, attraverso la quale viene chiesta la verifica dell&#8217;efficacia degli [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img src="http://t0.gstatic.com/images?q=tbn:ANd9GcRz9plXbjyIzKKYgseyAwIx6T1ORtp72rlNrbV2lEXBy9UBMu49LKM4PTXL" alt="ricevuto" /><br />
Netta opposizione della Provincia nei confronti dell&rsquo;elettrodotto Sorgente-Rizziconi. La volont&agrave; espressa da Terna di insistere sul progetto cos&igrave; come approvato da apposito decreto, ha generato la reazione del presidente Nanni Ricevuto e del Consiglio. Che ha approvato ieri una mozione, votata all&rsquo;unanimit&agrave; dai 21 consiglieri presenti, attraverso la quale viene chiesta la verifica dell&rsquo;efficacia degli atti posti in essere dai sottoscrittori del protocollo del 2007 e delle successive convenzioni. Il documento, inoltre, punta alla promozione di un referendum popolare e alla convocazione di una conferenza dei servizi che coinvolga i 13 sindaci dei comuni interessati dal tracciato. Bocciato invece l&rsquo;emendamento presentato da Pippo Lombardo (Sicilia Vera), Roberto Cerreti e Rosy Danzino (Mpa), che prevedeva l&rsquo;invio alle autorit&agrave; giudiziarie competenti degli atti prodotti dalla Provincia e dai Comuni. Alcuni suggerimenti dei consiglieri sono state raccolti e fatti propri da Ricevuto: &laquo;Siamo chiamati ad intervenire per evitare scempi ambientali e per tutelare la salute dei cittadini &#8211; ha affermato -. Noi manifestiamo totale dissenso rispetto al progetto che prevede il passaggio di cavi sulla testa dei cittadini, a distanza ridotta dalle abitazioni. Ne chiediamo l&rsquo;interramento, soprattutto nei centri urbani&raquo;. Nella sostanza il presidente della Provincia si &egrave; impegnato a costituire un gruppo di lavoro incaricato di valutare gli aspetti tecnico-giuridici e definire le azioni da mettere in campo per bloccare l&rsquo;avvio dei lavori. Il Pd, con il consigliere Giuseppe Grioli, ha invece chiesto la definizione di un crono-programma dettagliato delle attivit&agrave; che l&rsquo;ente porr&agrave; in essere. &laquo;Non conosco bene i documenti, li legger&ograve; attentamente e mi consiglier&ograve; per gli aspetti legali con il nostro collegio di difesa &#8211; ha aggiunto Ricevuto -. Potremo anche decidere di ritirare la firma sul protocollo d&rsquo;intesa apposta dall&rsquo;amministrazione precedente&raquo;. Gi&agrave; alcune giunte comunali hanno contestato lo stesso protocollo, che pur coinvolgendo gli enti locali, ne ha limitato il ruolo alla sola &ldquo;accondiscendenza&rdquo; al rafforzamento della rete elettrica. &laquo;La mancata visione da parte dei sindaci degli interventi che riguardano il proprio territorio di competenza &egrave; un aspetto che depone a nostro favore&raquo;, ha aggiunto Ricevuto. A favore della societ&agrave; che si occupa delle rete elettrica nazionale permangono invece le autorizzazioni e i pareri positivi sottoscritti da Regione e ministero dell&rsquo;Ambiente. Un percorso lungo, culminato dopo cinque anni di consultazioni, e che oggi Terna non &egrave; disponibile a mettere in discussione. Eventuali modifiche sostanziali, infatti, riaprirebbero l&rsquo;iter con il rischio di un rallentamento ulteriormente dei tempi, legato al rinnovo delle autorizzazioni. La societ&agrave; non fa passi indietro, ma nemmeno il fronte che dice no con fermezza. &laquo;Non siamo contrari all&rsquo;elettrodotto ma a questo tipo di progetto, del quale i comuni non sono stati informati e che non &egrave; passato dai consigli comunali &ndash; ha dichiarato il rappresentante del coordinamento Ambientale tutela del Tirreno, Nino La Rosa -. Da Pace del Mela e San Filippo del Mela, dove l&rsquo;argomento &egrave; stato affrontato, &egrave; arrivata una decisa resistenza&raquo;. Ricevuto si &egrave; anche impegnato a mettere al corrente il prefetto.</p>

	<p><strong><em>Progetto definitivo della Terna spa<br />
I consiglieri provinciali vogliono poter rivedere il progetto</em></strong></p>

	<p>Si &egrave; riunito il Consiglio Provinciale per discutere ancora una volta dell&rsquo;elettrodotto che dovr&agrave; nascere fra Sorgente e Rizziconi. Al Consiglio erano presenti l&rsquo;Assessore all&rsquo;ambiente Torre ed il Presidente della Provincia, Nanni Ricevuto, arrivato direttamente dalla Bit di Milano. Il Presidente ha raccolto il malcontento dei Consiglieri a seguito del precedente incontro con un rappresentante della Terna spa, ed ha assicurato che far&agrave; quanto in suo potere per bloccare il progetto, che, secondo quanto dichiarato dai sindaci dei Comuni interessati ,&egrave; stato approvato, senza conoscerlo. Il discorso del Presidente ha trovato tutti compatti nel voler ostacolare la Terna e nel volerne sapere di pi&ugrave; sul progetto. I Consiglieri, quindi si sono subito attivati per la votazione della mozione corredata da 2 emendamenti. Il primo di questi, presentato dai Consiglieri: Lombardo, Cerreti e Danzino, per l&rsquo;invio degli atti alla Magistratura. Questo, per&ograve;, &egrave; stato rigettato dal consiglio, perch&eacute; ritenuto d&rsquo;ostacolo rispetto all&rsquo;azione immediata di blocco dell&rsquo;opera che si voleva intraprendere . Il secondo, sempre di Lombardo, &egrave; decaduto, per l&rsquo;abbandono dell&rsquo;aula da parte dello stesso, che ha riscontrato una mancanza di rispetto da parte del Consiglio. Il Consiglio si &egrave; concluso con l&rsquo;approvazione all&rsquo;unanimit&agrave; 21 consiglieri sui 21 presenti,. Tutti si sono stretti attorno al Presidente per dare l&rsquo;avvio alle operazioni necessarie per il riesame del progetto dell&rsquo;elettrodotto e per la salvaguardia dell&rsquo;ambiente e delle vite umane.</p>

	<p>La Terna, grande operatore di reti per la trasmissione dell&#8217;energia, assicura che il progetto dell&#8217;elettrodotto Sorgente-Rizziconi sar&agrave; realizzato come previsto sin dal principio. &#8220;Il progetto verr&agrave; realizzato cos&igrave; come &egrave; stato autorizzato da un decreto e definito dopo cinque anni di confronto&#8221;: &egrave; questa la risposta di Adel Motawi, responsabile ambiente e autorizzazioni di Terna, alla mediazione fra sindaci delle zone interessate dal progetto, consiglieri provinciali, comitati territoriali e rappresentanti della ditta.</p>

	<p>Le associazioni dei cittadini chiedono a Nanni Ricevuto, presidente della Provincia, ed ai 13 sindaci delle zone interessate, di ritirare la firma sul protocollo d&#8217;intesa risalente al 2007.</p>

	<p>La Terna rifiuta ogni variazione del progetto iniziale, come propone il Sindaco di Villafranca Tirrena, Pietro Giovanni La Tona.</p>

	<p>Altri sindaci sarebbero preoccupati degli eventuali danni ambientali, e quelli alla salute dei cittadini. A loro si unisce padre Giuseppe Trifir&ograve;, di Pace del Mela, il quale consiglia il passaggio dei tralicci in montagna o in mare, ricevendo risposte negative senza ulteriori spiegazioni.</p>

	<p>Maurizio Palermo di Italia dei Valori, durante il consiglio provinciale, ha proposto una mozione che prevede la verifica dell&rsquo;efficacia degli atti posti in essere da Provincia e Comuni e la convocazione di una conferenza dei servizi finalizzata a conseguire una modifica dell&rsquo;attuale tracciato con l&rsquo;interramento dei cavi. Decisione condivisa dalla maggior parte dei consiglieri, ma questo non ha portato a risultati importanti.</p>

	<p>Pino Galluzzo di Giovent&ugrave; della Libert&agrave; minaccia l&#8217;appoggio al governo provinciale da parte dell&#8217;area ex An, qualora i loro appelli non venissero raccolti.</p>
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		<title>Torna la neve alle porte di Roma E venerdì tocca alla Capitale</title>
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		<pubDate>Tue, 07 Feb 2012 17:44:39 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Misc]]></category>

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		<description><![CDATA[	

	In corso nevicata dal primo pomeriggio sui Castelli Romani: nel weekend nuova ondata di gelo con fiocchi in citt&#224;. Il sindaco: ci prepareremo al meglio] n corso nevicata dal primo pomeriggio sui Castelli Romani: nel weekend nuova ondata di gelo con fiocchi in citt&#224;. Il sindaco: ci prepareremo al meglio

	ROMA - Ritorna la neve. Intorno [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img src="http://www.mammedomani.it/images/stories/bambini/articoli/Neve_Roma.jpg" alt="Neve Roma" /></p>

	<p><strong><em>In corso nevicata dal primo pomeriggio sui Castelli Romani: nel weekend nuova ondata di gelo con fiocchi in citt&agrave;. Il sindaco: ci prepareremo al meglio] n corso nevicata dal primo pomeriggio sui Castelli Romani: nel weekend nuova ondata di gelo con fiocchi in citt&agrave;. Il sindaco: ci prepareremo al meglio</em></strong></p>

	<p><span class="caps">ROMA </span>- Ritorna la neve. Intorno alle 2 di marted&igrave; alle porte di Roma si sono rivisti nuovi fiocchi. Una fitta nevicata &egrave; in corso sui paesini dei Castelli romani. Colpiti Albano, Genzano, Nemi, Ariccia, Rocca Priora, Frascati, Rocca di Papa, Castel Gandolfo, Colleferro, Palestrina. Neve debole anche a Marino e ad Albano Laziale. Pi&ugrave; abbondante la nevicata a Montecompatri. Stando a quanto si apprende, per ora non ci sono ripercussioni sulla viabilit&agrave;.</p>

	<p><span class="caps">NEVE A ROMA </span>- E la nuova ondata di gelo siberiano che torner&agrave; su tutta italia nel weekend non risparmier&agrave; neanche la Capitale. Sembra infatti che tra venerd&igrave; e sabato il nuovo vortice in arrivo sull&#8217;Italia, con neve al centrosud fino in pianura, colpir&agrave; ancora Roma. Il giorno dovrebbe essere venerd&igrave;, secondo le previsioni del meteorologo Antonio San&ograve; del portale IlMeteo.it. I fiocchi faranno capolino dapprima a Roma nord, poi al centro dalle 19 con 6-8cm sul Colosseo la sera/notte.</p>

	<p>&laquo;NON <span class="caps">CI FIDEREMO PIU</span>&#8217;&raquo; &#8211; &laquo;Ci prepareremo al meglio&raquo;, assicura sul suo blog il sindaco Gianni Alemanno. &laquo;Si parla di possibili nuove nevicate venerd&igrave; &#8211; scrive Alemanno &#8211; Domani faremo una nuova riunione con tutte le strutture di protezione del Comune e ci prepareremo al meglio, leggendo tutti i bollettini in senso peggiorativo, non fidandoci pi&ugrave; di quanto ci viene trasmesso. &Egrave; difficile comunque &#8211; precisa il sindaco &#8211; dire di quale entit&agrave; sar&agrave; il maltempo di venerd&igrave;&raquo;.</p>


	<p><span class="caps">PERICOLO GHIACCIO </span>- Ma il rischio pi&ugrave; alto di queste ore continua a rimanere il ghiccio. Marted&igrave; pomeriggio, un tratto di via del Corso a Roma, da Piazza del Popolo a via Brunetti, &egrave; stato chiuso al traffico per il rischio di caduta di ghiacchio dai tetti. Sul posto sono intervenuti gli agenti della polizia municipale. Luned&igrave; una gru &egrave; dovuta intervenire in pieno centro, in via della Pigna , a pochi passi dal Pantheon, per un lastrone che si stava per staccare dal palazzo del Vicariato, che ospita l&#8217;Opera Romana Pellegrinaggi.</p>

	<p><span class="caps">NUOVA EMERGENZA </span>- &laquo;Siamo ad un punto di svolta &#8211; dice la presidente del Lazio Renata Polverini oggi in visita a Sora, uno dei comuni pi&ugrave; colpiti dall&#8217;emergenza neve della Ciociaria -: se dal punto di vista dell&#8217;Enel ci stiamo avviando verso la normalit&agrave;, ci dobbiamo attrezzare per la nuova ondata di maltempo, attesa anche sulle province di Viterbo e Rieti, per il fine settimana- ha concluso la governatrice- Non possiamo farci trovare impreparati al ritorno del maltempo&raquo;.</p>

	<p>Redazione Roma online7 febbraio 2012 | 17:08</p>

	<p><strong><em>Neve a Roma: numerose lame spazzaneve inutilizzate in un deposito a San Saba<br />
Decine e decine di lame spazzaneve nascoste sotto la neve. Emergono cos&igrave; i mezzi inutilizzati che avrebbero potuto fronteggiare l&#8217;emergenza a Roma. Accusato, ancora una volta, il sindaco Alemanno: &#8220;Prima di lui c&#8217;erano tutti gli strumenti necessari&#8221;.</em></strong></p>

	<p>Il deposito &lsquo;Ama&#8217; di San Saba &egrave; un cimitero di lame spazzaneve. I mezzi che avrebbero potuto salvare Roma dalla neve sono coperte, appunto, da metri e metri di fiocchi bianchi. Cresce, cos&igrave;, la polemica intorno all&#8217;operato del sindaco Gianni Alemanno, considerato incapace di gestire l&rsquo;emergenza. La ditta che avrebbe dovuto spalare la neve e cospargere l&rsquo;asfalto di sale non aveva i mezzi necessari per fronteggiare l&#8217;evento, per cui il sindaco ha puntato tutto su volontari e ditte sterne. Risale al 14 dicembre scorso la decisione presa in Campidoglio: &ldquo;Ama parteciper&agrave; a supporto, compatibilmente con i propri compiti istituzionali, per le opere di spazzaneve metter&agrave; a disposizione sei mezzi, tre pale meccaniche, una lama, due spandisale&rdquo;. Eppure, conti non tornano, visto che a San Saba ci sono decine e decine di pale non utilizzate.</p>

	<p>Spreco di risorse per fronteggiare l&#8217;emergenza</p>

	<p>Constatando la presenza dei mezzi inutilizzati, viene in mente l&rsquo;ordinanza per fronteggiare l&rsquo;emergenza neve firmata nel 2005 dalla giunta Weltroni:  &ldquo;L&#8217;Ama deve fare fronte alle proprie incombenze con tutti i mezzi a disposizione e con il personale necessario, collaborando con gli organi comunali per lo sgombero della neve e per lo spargimento del sale&rdquo;.</p>

	<p><strong>Alemanno la smetta di dire che &lsquo;Roma non &egrave; pronta alla neve&#8217;, prima di lui i mezzi c&#8217;erano.<br />
&#8220;Quelle lame spazzaneve non utilizzate sono un monumento allo spreco e all&#8217;insipienza. E ci&ograve; dimostra che, per salvare la citt&agrave; dall&#8217;incubo neve, sarebbe stato sufficiente riuscire a organizzare quello che c&#8217;era. Anche perch&eacute; affidarsi ad Ama avrebbe significato puntare su squadre organizzate, alle quali era sufficiente pagare gli straordinari. Invece si sono affidati alle ditte esterne. E a quei volontari l&igrave;. Alemanno la smetta di dire che &lsquo;Roma non &egrave; pronta alla neve&rsquo;: con lui, forse, ma prima i mezzi c&#8217;erano, c&#8217;era il sale, c&#8217;era tutto&#8221;.</p>

	<p>Contro il sindaco Alemanno si scaglia il consigliere del Pd Athos De Luca<br />
</strong></p>




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		<title>Grazie, Presidente!!!</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 17:34:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
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Folla ai funerali di Oscar Luigi Scalfaro

	Roma &#8211; In una gremita chiesa di S.Maria in Trastevere sono stati celebrati i funerali del presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro. Il feretro &#232; stato condotto in chiesa da un piccolo corteo partito dalla chiesa di S.Egidio, dove era allestita la camera ardente. Subito dietro la bara, la figlia [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img src="http://www.paolacasoli.com/wp-content/uploads/2012/01/Oscar-Luigi-Scalfaro.jpg" alt="Oscar Luigi Scalfaro" /><br />
<strong><em>Folla ai funerali di Oscar Luigi Scalfaro</em></strong></p>

	<p>Roma &#8211; In una gremita chiesa di S.Maria in Trastevere sono stati celebrati i funerali del presidente emerito Oscar Luigi Scalfaro. Il feretro &egrave; stato condotto in chiesa da un piccolo corteo partito dalla chiesa di S.Egidio, dove era allestita la camera ardente. Subito dietro la bara, la figlia di Scalfaro, Marianna, portava il mazzo di peperoncini rossi poggiati questa mattina sul feretro.</p>

	<p>Un lungo applauso ha accolto l&rsquo;ingresso in chiesa della salma del presidente, mentre un coro intonava canzoni religiose. Alla cerimonia, officiata da monsignor Vincenzo Paglia, sono intervenuti, tra le autorit&agrave;, Romano Prodi, il ministro Andrea Riccardi, Pier Luigi Bersani, Pier Ferdinando Casini, Francesco Rutelli, Nicola Mancino, Massimo D&rsquo;Alema. Tra le tante persone comuni, si vedono anche volti noti della tv come quello di Renzo Arbore.</p>

	<p>Nell&rsquo;omelia di monsignor Vincenzo Paglia il ricordo del rapporto speciale dell&rsquo;ex presidente con la figlia. &laquo;Sto bene ha detto a Marianna prima di esalare l&rsquo;ultimo respiro&raquo;, ha raccontato monsignor Paglia, poi si &egrave; rivolto a Marianna: &laquo;Lo hai tenuto tra le tue braccia fino alla fine e lui ti ha detto con tono rassicurante `Sto bene&acute;&raquo;.</p>

	<p>&laquo;Oggi il presidente Scalfaro ci dice `Sto bene&acute;: ci mancher&agrave; il suo rigore, l&rsquo;umanit&agrave; profonda, l&rsquo;amore per il Paese&raquo;. &laquo;La morte per il presidente Scalfaro &egrave; arrivata dolce e senza traumi&raquo;, ha detto ancora monsignor Paglia. &laquo;Sul suo comodino, accanto al letto &#8211; ha raccontato &#8211; ieri mattina ho visto una corona del rosario, la Bibbia, le fonti francescane e la Costituzione&raquo;. Paglia ha ricordato le domeniche in cui vedeva Scalfaro partecipare alla messa nella basilica di S.Maria in Trastevere, dove oggi si svolgono i funerali. &laquo;&Egrave; stato un grande cristiano &#8211; ha sottolineato &#8211; con una fede scevra da ideologismi che lo ha accompagnato fino alla fine della vita. Mai volle abbandonare il distintivo dell&rsquo;azione cattolica, ma era proprio dalla fede che traeva il disinteressato impegno in favore del bene comune del Paese: non ha mai pensato la sua fede staccata dalla militanza politica&raquo;.</p>

	<p>&laquo;In cielo &#8211; ha concluso &#8211; trover&agrave; tanti amici, ben pi&ugrave; numerosi di quanti siamo noi qui. Amici della politica, a partire da De Gasperi, ma anche la sua sposa che la morte gli tolse giovanissima a 19 anni&raquo;. &laquo;Scalfaro &egrave; stato un grande italiano: ha speso l&rsquo;intera sua vita per l&rsquo;Italia combattendo perch&eacute; questo paese conservasse la struttura costituzionale costruita nel dopoguerra&raquo;.</p>

	<p>&laquo;Amava dire: sono figlio di tutta l&rsquo;Italia -ha ricordato Paglia &#8211; &egrave; stato figlio di questo paese e insieme suo grande servitore. Sar&agrave; la storia a trarre le conclusioni, ma dobbiamo riconoscere che ha amato questo paese con passione, tenacia, caparbiet&agrave; fino all&rsquo;ostinazione&raquo;. Paglia ha sottolineato &laquo;la passione in difesa della Costituzione, senza negare il bisogno di modifiche necessarie, ma nel rispetto del patto costituente&raquo;.</p>

	<p>L&rsquo;uscita del feretro dalla basilica di Santa Maria in Trastevere &egrave; stato salutata da un lungo applauso. I corazzieri della Presidenza della Repubblica hanno preceduto la bara fuori dalla Chiesa, con in mano la corona di fiori inviata dal Quirinale. Subito dietro la bara, la figlia Marianna, visibilmente commossa. La piccola folla che si era intanto radunata nella piazza antistante la Chiesa ha applaudito. Poi ha assistito in silenzio alla partenza del corteo funebre, diretto a Novara, citt&agrave; natale del presidente, per la sepoltura.</p>
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		<title>79 anni fà nasceva l&#8217;IRI, dopo il boom economico la fame, e se la riportiamo in vita?</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 12:17:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco</dc:creator>
		
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		<description><![CDATA[	
Facciamo un passo indietro ricostituiamo l&#8217;iri ed iniziamo veramente a produrre, ridiamo l&#8217;opportunit&#224; di un lavoro stabile a migliaia di famiglie, oggi ricorre l&#8217;anniversario della nascita della pi&#249; grande azienda italiana, che nel 1980 contava 556.659 dipendenti, proprio quelli che servirebbero oggi. Nazionaliziamo le aziende in CRISI

	L&#8217;IRI &#8211; acronimo di Istituto per la Ricostruzione Industriale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[	<p><img src="http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/4/41/IRI-logo.gif" alt="IRI" /><br />
<strong>Facciamo un passo indietro ricostituiamo l&#8217;iri ed iniziamo veramente a produrre, ridiamo l&#8217;opportunit&agrave; di un lavoro stabile a migliaia di famiglie, oggi ricorre l&#8217;anniversario della nascita della pi&ugrave; grande azienda italiana, che nel 1980 contava 556.659 dipendenti, proprio quelli che servirebbero oggi. Nazionaliziamo le aziende in <span class="caps">CRISI</span></strong></p>

	<p><strong>L&rsquo;IRI</strong> &#8211; acronimo di Istituto per la Ricostruzione Industriale &#8211; &egrave; stato un ente pubblico italiano, istituito nel 1933 per iniziativa dell&rsquo;allora capo del Governo Benito Mussolini al fine di evitare il fallimento delle principali banche italiane (Commerciale, Credito Italiano e Banco di Roma) oggi Intesa San Paolo ed Unicredit e con esse il crollo dell&rsquo;economia, gi&agrave; provata dalla crisi economica mondiale iniziata nel 1929.</p>

	<p>Nel dopoguerra allarg&ograve; progressivamente i suoi settori di intervento e fu l&#8217;ente che modernizz&ograve; e rilanci&ograve; l&#8217;economia italiana durante soprattutto gli anni &#8216;50 e &#8216;60; nel 1980 l&#8217;IRI era un gruppo di circa 1.000 societ&agrave; con pi&ugrave; di 500.000 dipendenti. Per molti anni l&#8217;IRI fu la pi&ugrave; grande azienda industriale al di fuori degli Stati Uniti d&#8217;America; nel 1992 chiudeva l&#8217;anno con 75.912 miliardi di lire di fatturato ma con 5.182 miliardi di perdite. Ancora nel 1993 l&#8217;IRI si trovava al settimo posto nella classifica delle maggiori societ&agrave; del mondo per fatturato, con 67.5 miliardi di dollari di vendite. Trasformato in societ&agrave; per azioni nel 1992, cess&ograve; di esistere dieci anni dopo.</p>

	<p><strong>Le origini</strong></p>

	<p>l&#8217;Iri nacque come ente temporaneo con lo scopo prettamente di salvataggio delle banche e delle aziende a loro connesse. Il nuovo ente era formato da una &#8220;Sezione finanziamenti&#8221; e una &#8220;Sezione smobilizzi&#8221;. Nel 1930 la crisi di liquidit&agrave; del Credito Italiano port&ograve; alla fusione con la Banca nazionale di credito. Il Credito Italiano assunse le attivit&agrave; e le passivit&agrave; a breve scadenza della Banca nazionale del credito (BNC), cedendole gran parte degli investimenti a lunga scadenza. In un secondo momento la <span class="caps">BNC</span> cedette le sue partecipazioni in societ&agrave; industriali alla Societ&agrave; Finanziaria Italiana (Sfi), mentre le partecipazioni immobiliari e le partecipazioni in aziende di pubblica utilit&agrave; furono trasferite alla Societ&agrave; Elettrofinanziaria. Sfi e Societ&agrave; Elettrofinanziaria furono messe in liquidazione nel 1934 dopo essere passate sotto il controllo dell&#8217;IRI.</p>

	<p>Nel 1931 l&#8217;intervento pubblico riguard&ograve; la Banca Commerciale Italiana che, di fronte alla crisi del 1929, aveva aumentato la propria esposizione verso il sistema industriale. Il crollo delle quotazioni azionarie richiese l&#8217;intervento statale, che si concretizz&ograve; nella cessione dalla Comit alla Societ&agrave; Finanziaria Industriale Italiana della totalit&agrave; delle azioni possedute dalla banca.</p>

	<p>Nel pieno della crisi la Banca d&#8217;Italia si trov&ograve; esposta verso l&#8217;Istituto di liquidazioni, un ente pubblico creato nel 1926 per sostenere finanziariamente le imprese in crisi, e verso le banche, per oltre 7 miliardi, ovvero oltre il 50% del circolante.</p>

	<p>Lo Stato assunse dunque le partecipazioni delle banche in crisi, finanziandole affinch&eacute; non fallissero. Le partecipazioni furono poi trasferite all&#8217;IRI, la cui principale preoccupazione divenne rimborsare alla Banca d&#8217;Italia il capitale ricevuto. Una volta trasferite le quote all&#8217;Istituto, questo avvi&ograve; una propria campagna di mobilitazione del credito attraverso lo strumento delle obbligazioni industriali garantite dallo Stato. L&#8217;operazione fu l&#8217;applicazione in larga scala di quanto era gi&agrave; stato abbozzato con l&#8217;INA, ovvero l&#8217;organizzazione del piccolo risparmio che le banche, vincolate in legami a doppio filo con il sistema industriale, non riuscivano ad impiegare in reali processi di sviluppo.</p>

	<p>In questo modo l&#8217;IRI, e quindi lo Stato, smobilizz&ograve; le banche miste, diventando contemporanenamente proprietario di oltre il 20% dell&#8217;intero capitale azionario nazionale e di fatto il maggiore imprenditore italiano, con aziende come Ansaldo, Ilva, Cantieri Riuniti dell&#8217;Adriatico, <span class="caps">SIP</span>, SME, Terni, Edison. Si trattava in effetti di aziende che gi&agrave; da molti anni erano vicine al settore pubblico, sostenute da politiche tariffarie favorevoli e da commesse belliche. Inoltre l&#8217;IRI possedeva le tre maggiori banche italiane.</p>

	<p>Al 1934, il valore nominale del patrimonio industriale era di 16,7 miliardi di lire, pari al 14,3% del Pil. Tra i principali trasferimenti all&#8217;ente figuravano:</p>

	<p>la quasi totalit&agrave; dell&#8217;industria degli armanenti<br />
i servizi di telecomunicazione di gran parte dell&#8217;Italia<br />
un&#8217;altissima quota della produzione di energia elettrica<br />
una notevole quota dell&#8217;industria siderurgica civile<br />
tra l&#8217;80% ed il 90% del settore di costruzioni navali e dell&#8217;industria della navigazione</p>

	<p>Primo presidente, oltre che tra gli artefici della creazione dell&#8217;ente, fu Alberto Beneduce, economista di tradizione Socialista e fiduciario del Presidente del Consiglio dei Ministri.<br />
<strong><span class="caps">IRI</span> ente permanente</strong></p>

	<p>Inizialmente era previsto che l&#8217;IRI fosse un ente provvisorio il cui scopo era limitato alla dismissione delle attivit&agrave; cos&igrave; acquisite. Ci&ograve; in effetti avvenne con la Edison, che fu ceduta ai privati, ma nel 1937 il governo trasform&ograve; l&#8217;IRI in un ente pubblico permanente; in questo probabilmente influirono lo scopo di mettere in atto la politica autarchica lanciata dal governo e di tenere sotto controllo del governo le aziende navali ed aeronautiche, mentre era in corso la guerra d&#8217;Etiopia.</p>

	<p>Per finanziare le sue aziende l&#8217;IRI emise negli anni Trenta dei prestiti obbligazionari garantiti dallo Stato, risolvendo in questo modo il problema della scarsit&agrave; di capitali privati. L&#8217;IRI si diede una struttura che raggruppava le sue partecipazioni per aree merceologiche: l&#8217;Istituto sottoscriveva il capitale di societ&agrave; finanziarie (le &#8220;caposettore&#8221;) che a loro volta possedevano il capitale delle societ&agrave; operative; cos&igrave; nel 1936 nacque la Finmare, nel 1937 la Finsider e la <span class="caps">STET</span>, poi nel dopoguerra Finmeccanica, Fincantieri e Finelettrica.<br />
<strong>Il dopoguerra</strong></p>

	<p>Nel dopoguerra la sopravvivenza dell&#8217;Istituto non era data per certa, essendo nato pi&ugrave; come una soluzione provvisoria che con un orizzonte di lungo termine; di fatto per&ograve; risultava difficile per lo stato cedere ai privati aziende che richiedevano grandi investimenti e davano ritorni sul lunghissimo periodo. Cos&igrave; l&#8217;IRI mantenne la struttura che aveva sotto il fascismo.</p>

	<p>Solo dopo il 1950 la funzione dell&#8217;IRI fu meglio definita: una nuova spinta propulsiva per l&#8217;IRI venne da Oscar Sinigaglia, che con il suo piano per aumentare la capacit&agrave; produttiva della siderurgia italiana strinse un&#8217;alleanza con gli industriali privati; si venne cos&igrave; a creare un nuovo ruolo per l&#8217;IRI, cio&egrave; quello di sviluppare la grande industria di base e le infrastrutture necessarie al paese, non in &#8220;supplenza&#8221; dei privati ma in una tacita suddivisione dei compiti. Ne furono esempi lo sviluppo dell&#8217;industria siderurgica, quello della rete telefonica e la costruzione dell&#8217;Autostrada del Sole, iniziata nel 1956.<br />
<strong>&#8220;La formula <span class="caps">IRI</span>&#8221;</strong></p>

	<p>Negli anni &#8216;60, mentre l&#8217;economia italiana cresceva ad alti ritmi, l&#8217;IRI era tra i protagonisti del &#8220;miracolo&#8221; italiano. Altri paesi europei, in particolare i governi laburisti inglesi, guardavano alla &#8220;formula <span class="caps">IRI</span>&#8221; come ad un esempio positivo di intervento dello stato dell&#8217;economia, migliore della semplice &#8220;nazionalizzazione&#8221; perch&eacute; permetteva una cooperazione tra capitale pubblico e capitale privato.</p>

	<p>In molte aziende del gruppo il capitale era misto, in parte pubblico, in parte privato. Molte aziende del gruppo <span class="caps">IRI</span> rimasero quotate in borsa e le obbligazioni emesse dall&#8217;Istituto per finanziare le proprie imprese erano sottoscritte in massa dai risparmiatori.<br />
<strong>La teoria degli &#8220;oneri impropri&#8221;</strong></p>

	<p>Ai vertici dell&#8217;IRI si insediarono esponenti della DC come Giuseppe Petrilli, presidente dell&#8217;Istituto per quasi vent&#8217;anni (dal 1960 al 1979). Petrilli nei suoi scritti elabor&ograve; una teoria che sottolineava gli effetti positivi della &#8220;formula <span class="caps">IRI</span>&#8221;. Attraverso l&#8217;IRI le imprese erano utilizzabili per finalit&agrave; sociali e lo stato doveva farsi carico dei costi e delle diseconomie generati dagli investimenti; significava che l&#8217;IRI non doveva necessariamente seguire criteri imprenditoriali nella sua attivit&agrave;, ma investire secondo quelli che erano gli interessi della collettivit&agrave; anche quando ci&ograve; avrebbe generato &#8220;oneri impropri&#8221;, cio&egrave; anche in investimenti antieconomici.</p>

	<p>Questa prassi, generalmente ritenuta connaturata all&#8217;esistenza stessa dell&#8217;Iri per il suo essere azienda pubblica, non era in realt&agrave; data per scontata al momento della sua creazione. La pratica amministrativa del suo fondatore, Alberto Beneduce, si fondava al contrario sull&#8217;assoluto rigore di bilancio e sulla limitazione delle assunzioni all&#8217;essenziale per garantire un funzionamento snello ed efficiente dell&#8217;organizzazione. Allo stesso modo, durante i primi anni di vita si scelse a livello gestionale di non procedere con operazioni di salvataggio, reali o camuffate.</p>

	<p>Critico verso la prassi assistenzialista, in linea quindi con la falsariga del modello Beneduciano fu il secondo Presidente della Repubblica Italiana, il pur liberale Luigi Einaudi, che ebbe a dire: &laquo;L&#8217;impresa pubblica, se non sia informata a criteri economici, tende al tipo dell&#8217;ospizio di carit&agrave;&raquo;.</p>

	<p>Si veda a raffronto, due paragrafi pi&ugrave; in basso, l&#8217;incremento del numero di dipendenti Iri, aumento che solo in parte pu&ograve; essere spiegato con l&#8217;espansione dell&#8217;attivit&agrave; produttiva in capo all&#8217;ente.</p>

	<p>Poich&eacute; gli obiettivi dello stato erano sviluppare l&#8217;economia del Mezzogiorno e mantenere la piena occupazione, l&#8217;IRI doveva concentrare i propri investimenti nel Sud ed incrementare l&#8217;occupazione nelle proprie aziende. La posizione di Petrilli rifletteva quelle gi&agrave; diffuse in alcune correnti della DC, che cercavano una &#8220;terza via&#8221; tra il liberismo ed il comunismo; il sistema misto delle imprese a partecipazione statale dell&#8217;IRI sembrava realizzare questo ibrido tra due sistemi agli antipodi.<br />
<strong>Gli investimenti ed i salvataggi</strong></p>

	<p>L&#8217;IRI effettivamente poneva in essere grandissimi investimenti nel Sud Italia, come la costruzione dell&#8217;Italsider di Taranto e quella dell&#8217;AlfaSud di Pomigliano d&#8217;Arco e di Pratola Serra in Irpinia; altri furono programmati senza essere mai essere realizzati, come il centro siderurgico di Gioia Tauro . Per evitare gravi crisi occupazionali, l&#8217;IRI venne spesso chiamato in soccorso di aziende private in difficolt&agrave;: ne sono esempi i &#8220;salvataggi&#8221; della Motta e dei Cantieri Navali Rinaldo Piaggio e l&#8217;acquisizione di aziende alimentari dalla Montedison; questo port&ograve; ad un incremento progressivo di attivit&agrave; e dipendenti dell&#8217;Istituto.</p>

	<p><strong>Gruppo <span class="caps">IRI </span>&ndash; andamento numero dipendenti</strong><br />
Anno Dipendenti<br />
<strong>1938 201.577<br />
1950 218.529<br />
1960 256.967<br />
1970 357.082<br />
1980 556.659<br />
1985 483.714<br />
1995 263.000</strong><br />
<strong>I debiti e la crisi </strong></p>

	<p>All&#8217;IRI vennero richiesti ingentissimi investimenti anche in periodi di crisi, quando i privati riducevano i loro investimenti. Lo Stato erogava i cosiddetti &#8220;fondi di dotazione&#8221; all&#8217;IRI, che poi li allocava alle sue caposettore sotto forma di capitale; tali fondi per&ograve; non erano mai sufficienti per finanziare gli enormi investimenti e spesso venivano erogati con ritardo. L&#8217;Istituto e le sue aziende dovevano quindi finanziarsi con l&#8217;indebitamento bancario, che negli anni Settanta crebbe a livelli vertiginosi: gli investimenti del gruppo <span class="caps">IRI</span> erano coperti da mezzi propri solo per il 14%; il caso pi&ugrave; estremo era la Finsider dove nel 1981 questo rapporto scendeva al 5%. Gli oneri finanziari portarono in rosso i conti dell&#8217;IRI e delle sue controllate: nel 1976 si verific&ograve; che tutte le aziende del settore pubblico chiusero in perdita[10]. In particolare, la siderurgia e la cantierisitica riportarono perdite fino agli anni &#8216;80, cos&igrave; come erano pessimi i risultati economici dell&#8217;Alfa Romeo. La gestione anti-economica delle aziende <span class="caps">IRI</span> port&ograve; gli azionisti privati ad uscire progressivamente dal loro capitale. All&#8217;inizio degli anni &#8216;80 i governi iniziarono un ripensamento sulla funzione e sulla gestione delle aziende pubbliche.<br />
<strong>L&#8217;epoca Prodi</strong></p>

	<p>Nel 1982 il governo affid&ograve; la presidenza dell&#8217;IRI a Romano Prodi. La nomina di un economista (seppur sempre politicamente di area democristiana, come il predecessore Pietro Sette) alla guida dell&#8217;IRI costituiva in effetti un segno di discontinuit&agrave; rispetto al passato. La ristrutturazione dell&#8217;IRI durante la presidenza Prodi port&ograve; a:</p>

	<p>la cessione di 29 aziende del gruppo, tra le quali la pi&ugrave; grande fu l&#8217;Alfa Romeo, privatizzata nel 1986;<br />
la diminuzione dei dipendenti, grazie alle cessioni ed a numerosi prepensionamenti, soprattutto nella siderurgia e nei cantieri navali;<br />
la liquidazione di Finsider, Italsider ed Italstat;<br />
lo scambio di alcune aziende tra <span class="caps">STET</span> e Finmeccanica;<br />
la tentata vendita della <span class="caps">SME</span> al gruppo <span class="caps">CIR</span> di Carlo De Benedetti, che venne fortemente ostacolata dal governo di Bettino Craxi. Fu organizzata una cordata di imprese, comprendente anche Silvio Berlusconi che avanzarono un&#8217;offerta alternativa per bloccare la vendita. L&#8217;offerta non venne poi onorata per carenze finanziarie, ma intanto la vendita della <span class="caps">SME</span> sfum&ograve;. Prodi fu accusato di aver stabilito un prezzo troppo basso (vicenda <span class="caps">SME</span>).</p>

	<p>Il risultato fu che nel 1987, per la prima volta da pi&ugrave; di un decennio, l&#8217;IRI riport&ograve; il bilancio in utile, e di questo Prodi fece sempre un vanto, anche se a proposito di ci&ograve; Enrico Cuccia afferm&ograve;:<br />
&laquo;  (Prodi) nel 1988 ha solo imputato a riserve le perdite sulla siderurgia, perdendo come negli anni precedenti. &raquo;</p>

	<p>( S.Bocconi, I ricordi di Cuccia. E quella sfiducia sugli italiani, Corriere della Sera, 12 novembre 2007)</p>

	<p>&Egrave; comunque indubbio che in quegli anni l&#8217;IRI aveva per lo meno cessato di crescere e di allargare il proprio campo di attivit&agrave;, come invece aveva fatto nel decennio precedente, e per la prima volta i governi cominciarono a parlare di &#8220;privatizzazioni&#8221;.<br />
<strong>L&#8217;accordo Andreatta-Van Miert</strong></p>

	<p>Per le sorti dell&#8217;IRI fu decisiva l&#8217;accelerazione del processo di unificazione europea, che prevedeva l&#8217;unione doganale nel 1992 ed il successivo passaggio alla moneta unica sotto i vincoli del Trattato di Maastricht. Per garantire il principio della libera concorrenza, la Commissione Europea negli anni Ottanta aveva incominciato a contestare alcune pratiche messe in atto dai governi italiani, come la garanzia dello stato sui debiti delle aziende siderurgiche e la pratica di affidare i lavori pubblici all&#8217;interno del gruppo <span class="caps">IRI</span> senza indire gara d&#8217;appalto europea. Le ricapitalizzazioni delle aziende pubbliche e la garanzia dello Stato sui loro debiti furono da allora considerati aiuti di stato, in contrasto con i principi su cui si basava la Comunit&agrave; Europea; l&#8217;Italia si trov&ograve; quindi nella necessit&agrave; di riformare secondo criteri di gestione pi&ugrave; vicini alle aziende private il suo settore pubblico incentrato su <span class="caps">IRI</span>, ENI ed <span class="caps">EFIM</span>. Nel luglio 1992 l&#8217;IRI e gli altri enti pubblici furono convertiti in Societ&agrave; per azioni. Nel luglio dell&#8217;anno successivo il commissario europeo alla Concorrenza Karel Van Miert contest&ograve; all&#8217;Italia la concessione di fondi pubblici all&#8217;EFIM, che non era pi&ugrave; in grado di ripagare i propri debiti.</p>

	<p>Per evitare una grave crisi d&#8217;insolvenza, Van Miert concluse con l&#8217;allora ministro degli Esteri Beniamino Andreatta un accordo che consentiva allo Stato italiano di pagare i debiti dell&#8217;EFIM, ma a condizione dell&#8217;impegno incondizionato a stabilizzare i debiti di <span class="caps">IRI</span>, ENI ed <span class="caps">ENEL</span> e poi a ridurlo progressivamente ad un livello comparabile con quello delle aziende private entro il 1996. Per ridurre in modo cos&igrave; sostanzioso i debiti degli ex-enti pubblici l&#8217;Italia non poteva che privatizzare gran parte delle aziende partecipate dall&#8217;IRI.<br />
<strong>Le privatizzazioni</strong></p>

	<p>L&#8217;accordo Andreatta-Van Miert impresse una forte accelerazione alle privatizzazioni, iniziate gi&agrave; nel 1992 con la vendita del Credito Italiano. Nonostante alcuni pareri contrari, il ministero del Tesoro scelse di non privatizzare l&#8217;IRI SpA, ma di smembrarlo e di vendere le sue aziende operative; tale linea politica fu inaugurata sotto il primo governo di Giuliano Amato e non fu mai messa realmente in discussione dai governi successivi. Raggiunti nel 1997 i livelli di indebitamento fissati dall&#8217;accordo Andreatta-Van Miert, le dismissioni dell&#8217;IRI proseguirono comunque e l&#8217;Istituto aveva perso qualsiasi funzione se non quella di vendere le sue attivit&agrave; e di avviarsi verso la liquidazione.</p>

	<p>Tra il 1992 ed il 2000 l&#8217;IRI vendette partecipazioni e rami d&#8217;azienda che determinarono un incasso per il ministero del Tesoro, suo unico azionista, di 56.051 miliardi di lire, cui vanno aggiunti i debiti trasferiti. Hanno suscitato critiche le cessioni ai privati, tra le altre, di aziende in posizione pressoch&eacute; monopolistica come Telecom Italia ed Autostrade S.p.A., che hanno garantito agli acquirenti posizioni di rendita.<br />
<strong>L&#8217;analisi della Corte dei Conti sulla stagione delle privatizzazioni</strong></p>

	<p>Con un documento pubblicato il 10 febbraio 2010, ormai ultimata la stagione delle privatizzazioni che prese il via quasi 20 anni prima, la Corte dei Conti ha reso pubblico uno studio nel quale elabora la propria analisi sull&#8217;efficacia dei provvedimenti adottati. Il giudizio, che rimane neutrale, segnala s&igrave; un recupero di redditivit&agrave; da parte delle aziende passate sotto il controllo privato; un recupero che, tuttavia, non &egrave; dovuto alla ricerca di maggiore efficienza quanto piuttosto all&#8217;incremento delle tariffe di energia, autostrade, banche, etc ben al di sopra dei livelli di altri paesi Europei. A questo aumento, inoltre, non avrebbe fatto seguito alcun progetto di investimento volto a migliorare i servizi offerti. Pi&ugrave; secco &egrave; invece il giudizio sulle procedure di privatizzazione, che:<br />
&laquo; evidenzia una serie di importanti criticit&agrave;, che vanno dall&#8217;elevato livello dei costi sostenuti e dal loro incerto monitoraggio, alla scarsa trasparenza connaturata ad alcune delle procedure utilizzate in una serie di operazioni, dalla scarsa chiarezza del quadro della ripartizione delle responsabilit&agrave; fra amministrazione, contractors ed organismi di consulenza al non sempre immediato impiego dei proventi nella riduzione del debito &raquo;<br />
<strong>La liquidazione</strong></p>

	<p>Le poche aziende (Finmeccanica, Fincantieri, Fintecna, Alitalia e <span class="caps">RAI</span>) rimaste in mano all&#8217;IRI furono trasferite sotto il diretto controllo del Tesoro. Nonostante alcune proposte di mantenerlo in vita, trasformandolo in una non meglio precisata &#8220;agenzia per lo sviluppo&#8221;, il 27 giugno 2000 l&#8217;IRI fu messo in liquidazione e nel 2002 fu incorporato in Fintecna, scomparendo definitivamente. Prima di essere incorporato dalla sua controllata ha per&ograve; pagato un assegno al Ministero del Tesoro di oltre 5000 miliardi di lire, naturalmente dopo aver saldato ogni suo debito.<br />
<strong>La governance dell&rsquo;IRI</strong></p>

	<p>Per la maggior parte della sua storia l&rsquo;IRI &egrave; stato un ente pubblico economico, che rispondeva formalmente al Ministero delle Partecipazioni Statali, che fino agli anni &rsquo;80 fu ricoperto da esponenti della DC.</p>

	<p>A capo dell&rsquo;IRI vi erano un consiglio di amministrazione ed il comitato di presidenza, formato dal presidente e da membri nominati dai partiti di governo. Se il presidente dell&rsquo;IRI fu sempre espressione della DC, la vicepresidenza fu spesso ricoperta da esponenti del <span class="caps">PRI</span> come Bruno Visentini (per pi&ugrave; di vent&rsquo;anni) prima e Pietro Armani poi, a controbilanciare il peso dei cattolici con quello dei grandi imprenditori privati e laici, di cui i repubblicani erano espressione. Le nomine ai vertici delle banche, delle finanziarie e delle maggiori aziende erano decise dal comitato di presidenza ma, soprattutto durante il mandato di Petrilli, i poteri erano concentrati nelle mani del presidente e di poche persone a lui vicine.</p>

	<p>Dopo la trasformazione dell&rsquo;IRI in societ&agrave; per azioni nel 1992, il consiglio d&rsquo;amministrazione dell&rsquo;Istituto fu ridotto a tre soli membri e l&rsquo;influenza della DC e degli altri partiti, in un periodo in cui molti loro esponenti furono coinvolti nelle indagini di Tangentopoli, fu di molto ridotta. Negli anni delle privatizzazioni, la gestione dell&rsquo;IRI fu accentrata nelle mani del Ministero del Tesoro.<br />
<strong>Le partecipazioni <span class="caps">IRI</span></strong></p>

	<p>Le partecipazioni dell&#8217;IRI erano strutturate in una serie di holding di settore che a loro volta controllavano le societ&agrave; operative. Le principali aziende controllate dall&#8217;IRI sono state:</p>

	<p>Banche di Interesse Nazionale<br />
Banca Commerciale Italiana (secondo maggior azionista: Generali, Paribas), privatizzata con <span class="caps">OPA</span> nel 1994<br />
Credito Italiano (secondo maggior azionista: Alleanza Assicurazioni 5%), privatizzata con <span class="caps">OPA</span> nel 1993<br />
Banco di Roma (secondo maggior azionista: Toro Assicurazioni 10%, Banca Commerciale Italiana 5%), confluito nella Banca di Roma nel 1992<br />
Siderurgia<br />
Finsider: 99,82%. Ricostituita nel 1988 come Ilva, privatizzata &#8220;a pezzi&#8221; (operazione conclusa nel 1995)<br />
Meccanica<br />
Finmeccanica: 86,6%. La propriet&agrave; fu trasferita al Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze<br />
Cantieristica<br />
Fincantieri: 99,9%. La propriet&agrave; fu trasferita al Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze<br />
Costruzioni<br />
Italstat: 99.99%. Fusa nel 1991 in Iritecna, poi sostituita nel 1994 da Fintecna, la cui propriet&agrave; fu trasferita al Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze.<br />
Telecomunicazioni<br />
<span class="caps">STET</span>: 56,56%. Fusa nel 1997 con Telecom Italia, la cui propriet&agrave; fu trasferita al Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze e privatizzata nel 1997.<br />
Trasporto via mare<br />
Finmare: 99,88%. La propriet&agrave; del suo principale asset, Tirrenia fu inglobata in Fintecna e trasferita al Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze<br />
Trasporto via cielo<br />
Alitalia 89,3%. La propriet&agrave; fu trasferita al Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze<br />
Trasporto via strada<br />
Autostrade. La propriet&agrave; fu trasferita al Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze, poi privatizzata nel 1999<br />
Alimentare<br />
<span class="caps">SME </span>(secondo maggior azionista: Mediobanca 4%), privatizzata &#8220;a pezzi&#8221; negli anni &#8216;90.<br />
Teleradiodiffusione<br />
<span class="caps">RAI 99</span>,55%. La propriet&agrave; fu trasferita al Ministero dell&#8217;Economia e delle Finanze.<br />
Altro<br />
Cofiri: 100%<br />
Sofin: 100%<br />
Societ&agrave; per la Promozione e Sviluppo Industriale &#8211; <span class="caps">SPI</span>: 97,5%<br />
Aerhotel: Ceduta a Starwood Hotels &#38; Resorts Worldwide Inc.</p>

	<p><strong>Le &rdquo;Nuove <span class="caps">IRI</span>&rdquo;</strong></p>

	<p>In linguaggio giornalistico l&rsquo;IRI &egrave; rimasto come paradigma della mano pubblica che raccoglie partecipazioni in aziende senza troppi criteri imprenditoriali. Cos&igrave; enti statali come la Cassa Depositi e Prestiti e Sviluppo Italia sono stati soprannominati &ldquo;nuove <span class="caps">IRI</span>&rdquo;, con una certa connotazione negativa, a sottolinearne le finalit&agrave; politiche e clientelari che tenderebbero, secondo i critici, a prevalere su quelle economiche.<br />
<strong>Bilancio 1997</strong></p>

	<p>Nel 1997 <span class="caps">IRI S</span>.p.A. ha ottenuto 40095 miliardi di lire di ricavi, un utile di 4885 miliardi, debiti per 33831 miliardi, un indebitamento finanziario netto di 19579 miliardi, un patrimonio netto di 15480 miliardi, 4371 miliardi di partecipazioni in aziende controllate e collegate, 125415 dipendenti.</p>

	<p>Fonte: Bilancio Consolidato <span class="caps">IRI S</span>.p.A. al 31.12.1997<br />
<strong>Bilancio 1998</strong></p>

	<p>Nel 1998 <span class="caps">IRI S</span>.p.A. ha ottenuto 36150 miliardi di lire di ricavi, un utile di 3445 miliardi, debiti per 77448 miliardi, indebitamento finanziario netto di 12232 miliardi, 4236 miliardi di partecipazioni in aziende controllate e collegate, 18038 miliardi di patrimonio netto, 112651 dipendenti.</p>

	<p>Fonte: Bilancio Consolidato <span class="caps">IRI S</span>.p.A. al 31.12.1998<br />
<strong>Bilancio 1999</strong></p>

	<p>Nel 1999 <span class="caps">IRI S</span>.p.A. ha ottenuto 36348 miliardi di ricavi, un utile di 6640 miliardi, debiti per 63842 miliardi, un indebitamento finanziario netto di 6476 miliardi, 4201 miliardi di partecipazioni in controllate e collegate, patrimonio netto di 22312 miliardi, 108970 dipendenti.</p>

	<p>Fonte: Bilancio Consolidato <span class="caps">IRI S</span>.p.A. al 31.12.1999<br />
<strong>Presidenti</strong></p>

	<p><strong> Alberto Beneduce (1933-1939)<br />
Francesco Giordani (1939-1943)<br />
Alberto Asquini (1943-1944)<br />
Vincenzo Tecchio (Commissario Alta Italia,1944-1945)<br />
Leopoldo Piccardi (Commissario Alta Italia,1944-1946)<br />
Giuseppe Paratore (1946-1947)<br />
Imbriani Longo (1947)<br />
Enrico Marchesano (1948-1950)<br />
Isidoro Bonini (1950-1955)<br />
Aldo Fascetti (1956-1960)<br />
Giuseppe Petrilli (1960-1979)<br />
Pietro Sette (1979-1982)<br />
Romano Prodi (1982-1989)<br />
Franco Nobili (1989-1993)<br />
Romano Prodi (1993-1994)<br />
Michele Tedeschi (1994-1997)<br />
Gian Maria Gros-Pietro (1997-1999)<br />
Piero Gnudi (1999-2002)<br />
</strong></p>
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