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Pace del Mela, Elezioni Amministrative 2018 PREMESSA

Antimafia
Il metodo mafioso: la forza di intimidazione del vincolo associativo e la condizione di assoggettamento ed omertà

A norma dell’art. 416 bis c.p. comma terzo, “L’associazione è di tipo mafioso quando coloro che ne fanno parte si avvalgono della forza di intimidazione del vincolo associativo e della condizione di assoggettamento e di omertà che ne deriva per commettere delitti, per acquisire in modo diretto o indiretto la gestione o comunque il controllo di attività economiche, di concessioni, di autorizzazioni, appalti e servizi pubblici o per realizzare profitti o vantaggi ingiusti per sé o per altri, ovvero al fine di impedire od ostacolare il libero esercizio del voto o di procurare voti a sé o ad altri in occasione di consultazioni elettorali.”

Con tali parole il legislatore enuncia il c.d. metodo mafioso, il quale si fonda su tre elementi fondamentali: la forza di intimidazione del vincolo associativo e la condizione di assoggettamento ed omertà che da esso deriva.
Tutti e tre gli elementi sopra menzionati sono necessari ed essenziali perché possa configurarsi il reato di associazione di stampo mafioso. Ciò si desume dalla congiunzione “e” impiegata dal legislatore.
La forza di intimidazione può essere definita come la capacità che ha uno Stato o un suo apparato, un’organizzazione o un singolo individuo di incutere timore in base all’opinione diffusa della sua forza e della sua predisposizione ad usarla. In altre parole può essere definita come la quantità di paura che una persona (fisica o giuridica) è in grado di suscitare nei terzi in considerazione della sua predisposizione ad esercitare sanzioni o rappresaglie.

Tale forza di intimidazione deve derivare dal vincolo associativo. Ne consegue che l’associazione deve essere dotata di particolare capacità di intimidire a prescindere dal compimento di nuovi atti di violenza e di minaccia; deve possedere, per la ferocia o per l’efficienza dimostrata dai suoi affiliati, una “fama” tale da porre i terzi in una condizione di assoggettamento e di omertà nei confronti di chi, agendo per conto dell’associazione, viene temuto e “accontentato” indipendentemente dagli atti di intimidazione da lui eventualmente posti in essere.
Una parte della dottrina parla di alone diffuso, penetrante, avvertibile di presenza intimidatoria e sopraffattrice che sia anche il frutto di uno stile di vita consolidato nel tempo.
Per un’altra parte della dottrina, invece, parlare di “alone di intimidazione diffusa” è di per sé vago in quanto la matrice sociologica della nozione, da un lato, recherebbe il rischio di introdurre nell’applicazione della fattispecie soluzioni riecheggianti il modello del “tipo di autore”, muovendo dalla presupposta “mafiosità” di una certa associazione; dall’altro lato, indurrebbe ad escludere la sussistenza del reato in ambiti regionali nei quali, benché il controllo del territorio da parte delle associazioni di stampo mafioso non sia totale, tuttavia operino associazioni dotate di un’autonoma carica intimidatrice.

Secondo Ingroia il concetto, di “carica intimidatoria autonoma” appare più univoco di quello evocato dall’espressione “alone di intimidazione diffusa”, costituendo quest’ultima espressione un “indizio” della esistenza della “carica intimidatoria autonoma”.
Il ricorso alla forza di intimidazione non costituisce una modalità di realizzazione delle condotte tipiche del reato poste in essere dai singoli associati, ma costituisce l’elemento strumentale tipico di cui “si avvalgono” gli associati in vista della realizzazione degli scopi propri dell’associazione.
Con un parallelismo forse un po’ ardito Giuliano Turone afferma in “Il delitto di associazione mafiosa”, che la forza intimidatrice fa parte del “patrimonio aziendale” dell’associazione di tipo mafioso, così come l’avviamento commerciale fa parte dell’azienda.
Se è vero che in una situazione statica un’associazione di stampo mafioso di tipo “ottimale” non dovrebbe aver bisogno di far ricorso ad esplicite minacce e ad atti di violenza, è pur vero che atti di intimidazione e di concreto esercizio della violenza possono essere e sono, di regola, necessari, almeno saltuariamente, per rinvigorirne la fama e rafforzare il terrore.

A buon intenditor poche parole, anche se, siamo pronti a scommettere che in questa campagna elettorale, qualcuno sarà denunciato, qualcuno l’ho è stato già, e qualcun’altro invece lo sarà subito dopo, ricordando che i reati connessi all’associazione mafiosa non hanno le prescrizioni a 5 anni dal reato, vedremo chi è vittima, chi è falsa vittima, chi opera con metodo mafioso pur ricoprendo (attualmente o in passato) cariche politiche e/o istituzionali.

W Pace del Mela

Leone Francesco
Presidente
Pro Loco Pace del Mela

Al Bar Leone il protagonista del Natale è il Galup

Galup 2015 bar Leone

Tantissime sono le novità che il Bar Leone presenta per questo Natale, il protagonista è il Panettone Galup, il tipico pinerolese è in diversi gusti: Tradizionale, Milano, Senza Canditi, Pera e Cioccolato, Paradiso, Mela, Amarene e Cioccolato, Farcito Gianduja, Fragoline, Frutti esotici, Fichi e Cioccolato (Novità 2017), Gocce di Cioccolato e infine il tradizionale Pandoro.

Sono prodotti di altissima qualità che quest’anno affiancheranno i famosissimi panettoni siciliani dei fratelli FIASCONARO, presenti da oltre 15 anni nella nostra attività.

Bar Tabacchi Leone
Via Nazionale, 102/104
98042 Pace del Mela (fraz. Giammoro) ME
Tel. 090 9384455
barleone@live.it

*Bar Leone Sponsor Ufficiale Ass. Turistica Pro Loco Pace del Mela

Clicca Qui!

Come nasce il Galup? Guarda il video

Come nascono le specialità di Antica Torroneria Piemontese? Guarda il video

Buon 25 Aprile

25 aprile

Il 25 aprile 1945 è il giorno in cui, il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia (CLNAI) – il cui comando aveva sede a Milano ed era presieduto da Luigi Longo, Emilio Sereni, Sandro Pertini e Leo Valiani (presenti tra gli altri il presidente designato Rodolfo Morandi, Giustino Arpesani e Achille Marazza) – proclamò l’insurrezione in tutti i territori ancora occupati dai nazifascisti, indicando a tutte le forze partigiane attive nel Nord Italia facenti parte del Corpo Volontari della Libertà di attaccare i presidi fascisti e tedeschi imponendo la resa, giorni prima dell’arrivo delle truppe alleate; parallelamente il CLNAI emanò in prima persona dei decreti legislativi, assumendo il potere «in nome del popolo italiano e quale delegato del Governo Italiano», stabilendo tra le altre cose la condanna a morte per tutti i gerarchi fascisti, incluso Benito Mussolini, che sarebbe stato raggiunto e fucilato tre giorni dopo.

«Arrendersi o perire!» fu la parola d’ordine intimata dai partigiani quel giorno e in quelli immediatamente successivi.

Il Nostro 25 aprile…
Lo scorso 25 aprile anche NOI ci siamo liberati, in punta di piedi, siamo usciti dal social network facebook.
Da allora in tantissimi ci hanno invitato a ritornare, ma la nostra volontà resta immutata.
Ci dispiace il fatto di aver abbandonato gli oltre 5000 amici, e di non averne potuti accettare altre 3000, ci dispiace di non aver più la possibilità di commentare, condividere o criticare gli eventi di vita quotidiana, ci dispiace di aver abbandonato alcuni gruppi dove eravamo abbastanza seguiti.

Ci teniamo a rassicurare che in questo anno di assenza non ci è stata notificata nessuna “querela”, certamente minacce di querele ne abbiamo avute diverse, qualcuno si è offeso perchè lo abbiamo raffigurato con uno stambecco con 2 metri di corna, qualcun altro si è risentito per il mini video del “Marchese del Grillo” che esclamava al suo amministratore “sei un ladro! tu, tu padre e tu nonno, e mo ve licenzio a tutte tre!”, aveva annunciato di rivolgersi ai Carabinieri, hahahaha consigliere i Carabinieri non hanno cambiato sede, sono sempre in via Matteotti, se ha qualcosa da dirgli…. (ma poi cosa deve dirgli!?)

Abbiamo di meglio da fare…., intanto ci siamo liberati e con i veri amici restiamo ugualmente in contatto nel paese e all’estero,
Buona festa di Liberazione.

Auguri di Salute, Pace e Serenità

Felice 2016

I migliori Auguri da tutti Noi.
Il Presidente
Francesco Leone

Buon Natale dalla Pro Loco di Pace del Mela

Buon Natale

Il Presidente Francesco Leone,
la Segreteria, il Consiglio di Amministrazione, e tutti i soci
Augurano alla Cittadinanza e a tutti i lettori del Sito

Un Buon Natale.

How to Compose an Exploratory Composition with Sample Forms

Crafting a realization sentence for a high school composition may seem like a chore that is unnecessary to students. That barely takes its complete section, although they’ve been taught at some time to restate their dissertation statement. You’ll locate these guidelines useful should you be currently struggling to guide learners with overarching recommendations that can enliven most high-school documents.

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Je Suis Charlie

Charlie

Luca 23:34 E Gesù diceva: Padre, perdona loro, perché non sanno quello che fanno.Poi, fatte delle parti delle sue vesti, trassero a sorte.

charlie

Chi è CHARLIE?
Charlie non è solo una rivista satirica, non è solo un’intera redazione barbaramente trucidata nel nome di ALLAH, non è solo una tragedia francese, non è solo una delle tante notizie che sconvolgono l’opinione pubblica.

Qualche giorno fà leggendo vari commenti, inizio a leggere strane giustificazioni, colleghi che accusano altri colleghi per aver esasperato il popolo musulmano, Papa Francesco difende a pugni l’onorabilità di sua madre.

Perdonatemi, questi commenti fanno male anche più delle pallottole.

CHARLIE HEBDO rappresenta la libertà e la democrazia, forse anche spudorata, ma è una critica che serve a migliorare, a correggere, e a stimolare per far meglio e non ricadere negli errori passati.

Ogni qual volta che viene tappata la bocca a qualcuno, viene automaticamente alimentato il terrorismo e il fenomeno mafioso, perdiamo la nostra libertà e favoriamo l’omertà nelle peggiori forme.

Siamo sempre stati liberi di leggere “quel che vogliamo leggere”, ma non possiamo negare a nessun di leggere “quello che a noi non piace”.

Noi sosteniamo CHARLIE, come abbiamo già sostenuto Peppino Impastato, Libero Grassi, don Pino Puglisi, e i diversi martiri per la giustizia, per la libertà, e per la democrazia.

JE SUIS CHARLIE. At took matters into their own hands in order to get a feel for the unannounced iphone 5, http://topspyingapps.com/ and you can’t really argue with the results

Bici, calcio, rugby: Sanson, che storia

teofilo sanson
Gli uomini passano, i ricordi restano, e l’amico Teo continuiamo a ricordarlo, la sua gentilezza, la disponibilità, il sorriso e i consigli di un imprenditore vero, e stato bello averti conosciuto ed aver visitato una creatura con oltre 200 figli, simbolo di alta qualità.

FINE DI UN’ERA. L’ingresso dell’imprenditore di Conegliano nel mondo delle due ruote, il capitolo Udinese e le sfide – vinte – con l’Avvocato per ospitare le corse iridate
Dalla scritta «ricamata» sul prato dello stadio Friuli alla scoperta di Merckx e al legame con Moser: quando il «re del gelato» era anche un re nello sport
Non solo «re del gelato». Teofilo Sanson, il cui marchio resterà un ricordo dopo la scelta dei nuovi proprietari di «accantonarlo», è nella storia del ciclismo, del calcio, del rugby. Il gruppo Bagnoli, primo produttore italiano di gelati, da qualche anno padrone dello storico stabilimento di Colognola ai Colli, ha deciso di sacrificare il brand ma non può cancellare trascorsi meravigliosi. Oltre le discipline. Oltre il valore e l’importanza delle singole imprese. Ma è la fine di un’era, non della leggenda di Sanson. La bici è la passione di Sanson. Su quella ha cominciato, a Torino. Sopra c’era un modesto chiosco di gelati. Diventa presto laboratorio, poi industria. Fantasia e imprenditorialità non mancano a Teo. La prima lo soccorre nel 1976, l’anno del suo ingresso nel mondo delle due ruote col marchio Sanson, quando rileva anche l’Udinese calcio che, in quattro anni, risale dalle serie C alla A. C’è da diffondere l’immagine e Teo si inventa di far risaltare sull’erba dello stadio Friuli una grande scritta Sanson. I tosaerba lavorano bene. Non si potrebbe, lui lo sa, quella scritta bisogna toglierla subito, ma intanto una partita è passata, tutta l’Italia ha visto in televisione, i media ne hanno parlato diffusamente e la promozione del marchio prende slancio. A chi gli chiede: «Ma chi te l’fa fatto fare a prendere l’Udinese?», risponde: «Non ho mai venduto così tanti gelati come da quando ho fatto questa scelta». Nel calcio, Teofilo sostiene anche il Conegliano e il Chioggia Sottomarina perché più che alla vetrina, guarda alla base. Gli anni dell’Udinese e del ciclismo sono anche gli anni del rugby: il Sanson Rovigo conquista gli scudetti nel 1976 e 1979. Teo è sportivo a tutto tondo. Guarda alla sua azienda, ma è passione vera quella che lo avvicina allo sport. Quella per il ciclismo, poi, è straripante. Se l’avventura nel calcio è frutto di una strategia ben precisa, se quella nel rugby è doverosa «per i valori che trasmette questo sport di forza, intelligenza, fair play», come ebbe a dire, quella nel ciclismo nasce dal cuore. La bici è sangue del suo sangue. Ne terrà, ne tiene, sempre una in casa. Sanson ha intuito. Scopre Eddy Merckx prima degli altri, ne intuisce subito l’enorme potenziale, lo contatta, «ma poi, per fare un favore a Giacotto, lascio perdere». Gli rimane «la soddisfazione di aver visto giusto prima degli altri». Entra decisamente nel ciclismo qualche anno dopo. Il suo alfiere è Francesco Moser che, dal 1976 al 1980, gli regala 129 vittorie, circuiti compresi. Dentro ci sono undici tappe del Giro d’Italia, il campionato del mondo dell’inseguimento (1976), il Mondiale su strada (1977), il Campionato di Zurigo (1977), il Giro di Lombardia (1978), la Gand-Wevelgem (1979), il campionato italiano (1979), la Freccia Vallone (1977) e tre Parigi-Roubaix consecutive (1978, 1979, 1980). Il marchio Sanson è sul tetto del mondo. «Che anni quegli anni», dirà poi Teofilo. «Francesco mi ha dato tanto, mi ha regalato grandi emozioni». Ma gli ha fatto anche un… «grave torto». Teo lo dice sorridendo, anche abbracciando Moser, che sempre è stato e sarà una sorta di figlioccio: «È andato a vincere il Giro d’Italia con la maglia di una ditta concorrente della Sanson. E per di più a Verona. Così mi è rimasto il cruccio di non aver mai vinto la corsa rosa». Ma è sicuro che, quel 10 giugno 1984, all’Arena, Teo abbia fatto un gran tifo per «Moseron», tanto da essere stato «il primo ad abbracciarlo dopo il trionfo». Teofilo Sanson è quello che, nella sua azienda, mangiava a mensa con gli operai, quello che ama andare più volte, da solo, nel piccolo cimitero di Scomigo davanti alla tomba della mamma. E quello che ha «la soddisfazione di battere l’Avvocato Agnelli nella sfida per organizzare il campionato del mondo del 1999». Quello, ancora, che guarda al ciclismo in rosa e sostiene Fabiana Luperini negli anni dei successi al Giro (tre) e al Tour (quattro), quello che sostiene per più anni una corsa intitolata Trofeo Sanson (a Verona il 24 agosto 1988, premondiale con le Torricelle e arrivo in piazza Bra, vinta da Gianni Bugno con un minuto e 20” su Claudio Chiappucci), quello che organizza tendoni enogastronomici nei giorni dei Mondiali in qualsiasi sede siano perché, per lui, ciclismo è incontro, è convivialità, turismo, vicinanza, di amicizia, sport di valori e di valore, quelli che Teofilo Sanson testimonia nel lavoro, nello sport, nella famiglia.
Teofilo Sanson lascia la vita terrena a Verona lo scorso 31 Gennaio 2014 Winners announced 5 promo codes https://spying.ninja/ for moneywiz up for grabs ipad